All'aeroporto Leonardo da Vinci è allarme senzatetto. Una presenza tollerata per anni, comprensibile civilmente parlando, e mai contestata dalle forze dell'ordine o dagli organi di stampa ora sta diventando qualcosa di incontrollato e difficilmente gestibile.
Se prima bastava chiudere gli occhi per permettere a Rocco, Mario, Michele o Anna di dormire dietro ai negozi del terminal 3, o nel tunnel sopraelevato che conduce all'hotel Hilton, da qualche mese la situazione è sfuggita di mano. Ormai le presenze fisse sfiorano la cinquantina, quasi totalmente di cittadinanza romena. Organizzati in squadre provvedono al fabbisogno quotidiano rubando carrelli e rivendendoli ai clienti, rubando valigie ai passeggeri distratti, sfilando portafogli sul treno che dalla stazione termini conduce all'aeroporto. Al Da Vinci si vedono dovunque e a ogni ora, quasi sempre alterati dall'alcool passeggiano almeno in coppia ma mai in più di tre per volta, sfilando di fronte a Polizia e Carabinieri, ed esibendosi in risse notturne o nello svolgimento di "routine casalinghe"... in mezzo ai passeggeri. Alcuni stazionano vicino all'imbarco equipaggi Aitalia, dove sono presenti i cassonetti di raccolta dei rifiuti delle aziende operanti nei terminal. Aspettano che venga gettata l'immondizia, vi rovistano all'interno e gettano a terra quello che non prendono. Vivendo allo stato brado in mezzo alla strada. Un altro, di nazionalità mediorientale, olivastro in volto e notevolmente sovrappeso staziona fisso all'esterno del Terminal 2. Tutti i giorni ad ogni ora. Una presenza tanto fissa quanto innocua, almeno fino a qualche giorno fa quando ha tentato di aggredire senza motivo un dipendente di Aeroporti di Roma. Il centro di raccolta? Le panchine più lontane degli arrivi Terminal 1, dove non staziona mai nessuno. Loro sono li ogni giorno a ogni ora, con le valigie rubate e gli oggetti sottratti a passeggeri e dipendenti aeroportuali. Dove tutti li possono vedere, e dove tutti possono scattare una fotografia come quella riportata in questa pagina.
(fotografie Marco Ciapetti)