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Brindisi alla russa da 2 milioni di danni

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Altro che brindisi alla russa con i commensali che mandano in frantumi costosi calici lanciandoli alle loro spalle dopo un lauto pasto. Questa volta la rottura di un calice rischia di costare 2 milioni e 100mila euro alla Clax Italia di Pomezia. L'azienda ha realizzato il calice Toyo Ito per il Comune di Pescara ma dopo 64 giorni l'opera è andata in frantumi e l'amministrazione ha deciso di citare in giudizio la ditta. L'atto, depositato dagli avvocati Augusto La Morgia, Paola di Marco e Carlo Montanino si fonda su «Errata tecnica costruttiva e cattiva qualità dei materiali impiegati», con il destino del calice segnato già durante la sua realizzazione la richiesta milionari per danni d'immagine da dividere tra i proprietari dell'opera, il Comune di Pescara per l'80% e la banca Caripe per il 20%. La prima udienza è fissata per l'8 novembre e a ricercare le cause della rottura è stato il perito del Tribunale,
l'architetto Domenico Lucarelli incaricato dal giudice di analizzare perché il calice si è rotto e di rispondere, a partire dal luglio 2009, a alcune domande: le condizioni in cui si presenta il monumento, le cause del cedimento strutturale, i danni conseguenti e la conformità dell'opera con le richieste dei committenti. E i risultati del lavoro di Lucarelli addossano ogni responsabilità alla ditta che ha realizzato l'opera inaugurata il 14 dicembre 2008, e cioè un parallelepipedo alto cinque metri con la sagoma colorata di un bicchiere di vino realizzato nell'innovativo polimetilmetacrilato. «Le cause del cedimento strutturale consistono nell'inadeguato e incompleto ciclo di lavorazione della ditta Clax Italia – scrive Lucarelli – che ha prodotto un manufatto solo parzialmente polimerizzato, con presenza di monomero non completamente "cristallizzato", a cui è seguito il degrado chimico-fisico delle sue caratteristiche. I vizi e le difformità non sono eliminabili, l'opera è inadatta alla sua destinazione mentre indicazioni e progetto del committente erano corrette».
Il calice frantumato di piazza Salotto, rappresenta anche lo specchio del contrasto politico tra chi ha voluto quell'opera, l'amministrazione di Centrosinistra di D'Alfonso, e chi si è ritrovato quel fardello, l'amministrazione di Centrodestra di Luigi Albore Mascia. E' stato proprio il Sindaco, il 14 maggio scorso, a far calare il sipario sull'opera del maestro giapponese oscurando il calice frantumato con uno scheletro su cui sono stati montati 12 pannelli che illustrano le opere manifesto della Giunta di Mascia. «Un'opera che non rappresenta Pescara». E allora tutti in Tribunale.

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