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Gli operai della Dima contro le istituzioni

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La Corte d'Appello di Roma ha revocato il fallimento della Dima Costruzioni Spa, ma il futuro dei lavoratori di Pomezia è ancora in bilico. Nulla è scontato e centinaia di famiglie sono costrette a vivere con l'incubo di trovarsi da un giorno all'altro senza uno stipendio. Sotto accusa da parte degli stessi lavoratori ci sono soprattutto i politici e le istituzioni locali, colpevoli di non aver manifestato la massima collaborazione per dare alle parti in sofferenza il giusto appoggio e per cerare di salvare un'azienda in difficoltà che da anni opera sul territorio. «Nemmeno un politico che abbia detto "bene, facciamo qualcosa per salvare il salvabile", nessun sindacalista che abbia manifestato un refolo di fiducia, come a dire: "siamo contenti per i nostri iscritti, poiché vorrà dire qualche cosa se la Corte d'Appello ha emesso una tale sentenza. Evidentemente l'imprenditore potrà far fronte ai propri debiti mediante capitali da monetizzare, quindi potrebbero esserci delle reali speranze di salvare con l'azienda posti di lavoro e stipendi"». E a questo punto i dipendenti della Dima si pongono delle domande: «Non è surreale tutto questo? Oppure, c'è un disegno che contrasta con la segreta speranza dei dipendenti della Dima di poter salvare il posto di lavoro e lo stipendio? La totale indifferenza da parte di tutte le istituzioni preposte alla tutela di chi lavora e paga le tasse – concludono i lavoratori – ci fa rimpiangere un Raffaele Di Mario, il quale se avrà sbagliato di sua spontanea volontà ci penserà la giustizia a formulare un equo giudizio sui suoi eventuali demeriti, ma da parte nostra, rimanendo così le cose saremo costretti a sostenerlo con cognizione di causa, perché sappiamo che lui ha cercato appoggi e sostegni da più parti pur di salvare l'azienda e i posti di lavoro».

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