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Il business dell'oro blu

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MARE DI ROMA. Il Lazio è la Regione dell'acqua privata. Su tutto il territorio, infatti, sono oltre 2.100 gli ettari e 34 le concessioni nelle mani di aziende private impegnate quotidianamente nel prelievo delle acque minerali dalle sorgenti. E anche se il Lazio si conferma tra i pochi promossi per la gestione dell'oro blu, con il doppio canone applicato sia in relazione all'estensione delle concessioni che alla quantità di acqua prelevata e imbottigliata, la situazione è comunque preoccupante. A lanciare l'allarme sono state le associazioni Legambiente e Altraeconomia: «La Pisana ha definito i canoni per le concessioni delle acque minerali – spiega Lorenzo Parlati, Presidente di Legambiente Lazio – ma preoccupano ancora le eccessive concessioni. In un momento di crisi aumentare i fondi incassati dalla Regione sarebbe un bel colpo e nel frattempo bisogna avviare una campagna d'informazione tra i cittadini per proteggere una risorsa così importante. Servono norme più restrittive, per favorire l'utilizzo dell'acqua pubblica, e l'aumento dei canoni, fermi ancora al 2006, stabilendo una cifra di almeno 2,50 euro per ogni metro cubo imbottigliato e prelevato dalle sorgenti». Oggi, invece, il canone per ogni metro cubo di acqua imbottigliato è fermo a due euro, quello relativo alla quantità emunta ma non imbottigliata è di un euro al metro cubo e il pagamento per un ettaro di terreno in concessione varia tra i 60 e i 120 euro. E poi ci sono 213 milioni di litri di oro blu che finiscono nelle bottiglie, solo il 16% in quelle di vetro, e 272 milioni di litri prelevati dalle sorgenti. Inoltre ci sono i problemi collaterali come le bottiglie usate, di cui solo il 78% è di plastica e appena un terzo viene riciclato, e l'impatto ambientale del trasporto, con solo il 15% delle bottiglie che viaggia su ferro mentre il resto si muove su gomma attraverso grandi e inquinanti autoarticolati. E come dimenticare l'allarme arsenico: «Mentre si privatizzano sorgenti – conclude la direttrice di Legambiente Lazio Cristina Avenali – nel Lazio ci sono diverse aree (Anzio e Nettuno incluse ndr) in cui la presenza di arsenico è superiore ai 10 microgrammi per litro stabiliti dalla legge. Per questo chiediamo alla Polverini di rendere noto l'elenco dei Comuni coinvolti e il piano di rientro. Troppo spesso, infatti, i Sindaci sono abbandonati nell'adottare ordinanze di non potabilità ai fini del consumo umano».

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